Per la quarta volta nella storia dei Four Continents la gara femminile ha visto realizzarsi la tripletta del Giappone, concretizzatasi nell’occasione anche grazie all’assenza delle migliori pattinatrici statunitensi, proiettate ormai sulle imminenti Olimpiadi.

Era l’ormai lontano 2003, quando sempre a Pechino, Fumie Suguri, medagliata ai Mondiali e tre volte campionessa dei Four Continents, vinse la medaglia d’oro davanti a quella che sarebbe poi diventata campionessa olimpica a Torino 2006, Shizuka Arakawa, e a Yukari Nakano, oro alle Universiasi del 2009. A Osaka nel 2013 fu la due volte campionessa del mondo Mao Asada ad imporsi su Akiko Suzuki, oro alle Universiadi di Torino ’07, e Kanako Murakami, campionessa dei Four Continents 2014. A Taipei invece, nel 2018 fu Kaori Sakamoto a precedere Mai Mihara, oro ai Four Continents del ’17 e del ’22, e Satoko Miyahara, campionessa 2016.

Foto di Mone Chiba (JPN)

Foto di Alberto Ponti

Come si può notare il Giappone ha sempre portato molto rispetto per la manifestazione, a differenza di Stati Uniti e Canada che, come quest’anno, hanno preferito inviare le seconde schiere. Ad imporsi in terra cinese è stata quella che al momento potrebbe definirsi una carneade, Yuna Aoki, ventiquattrenne di Yokohama, seguita da quel Kensuke Nakaniwa, che fu ottimo pattinatore a livello internazionale agli inizi del secolo.

La Aoki, seconda nel programma corto, ha fatto suo il titolo nel libero pattinando sulle note della colonna sonora del film “La-La Land”, eseguendo un programma certamente corretto, ma privo di elementi eccezionali quali il triplo axel o il quadruplo toeloop. La qualità del suo pattinaggio l’ha comunque sorretta nei components, portandola a un successo certamente insperato.

Nella foto Mone Chiba (JPN)

Foto di Alberto Ponti

La diciottenne connazionale Ami Nakai ha diversamente pagato dazio nel libero, dove cadendo sul triplo axel iniziale, ha pregiudicato il primo posto da lei conseguito nello short. La Nakai, compagna di allenamento della Aoki, ha comunque difeso la medaglia d’argento dal tentativo di rimonta di Mone Chiba, particolarmente brillante nel suo pattinaggio ma poco efficace nell’esecuzione di alcuni suoi salti, essendo caduta nel triplo lutz del corto ed essendo incorsa in vari arrivi imprecisi nel suo libero. Prima delle non nipponiche è stata Bradie Tennell, ventottenne veterana di tante battaglie, che con il suo quarto posto si è consolata della mancata qualificazione olimpica.