Premesso che quella femminile è stata una competizione di livello tecnico non eccelso, in cui solo due atlete hanno realizzato un triplo axel e nessuna ha completato un salto quadruplo, elementi più volte eseguiti dalle donne negli scorsi quadrienni, dove risultavano assolutamente necessari per nutrire speranze di vittoria, va detto che la gara olimpica andata in scena al Forum è stata comunque avvincente ed incerta nel pronostico.
Nella foto Alysa Liu (USA)

Il titolo olimpico 2026 è arriso allora ad Alysa Liu, la ventenne americana riemersa lo scorso anno in competizione dopo un oblio di due anni. “Enfant prodige” del pattinaggio statunitense, la Liu si era rivelata al grande pubblico già nel gennaio del 2019, quando a quattordici anni non ancora compiuti si era imposta ai campionati statunitensi assoluti, battendo rivali di gran lunga più mature. Nell’estate successiva, nella tappa di Lake Placid del Grand Prix Junior, era stata in grado di realizzare durante il program libero sia il triplo axel che il quadruplo lutz, prodezze che ormai non è più in grado di realizzare. Terza ai successivi Mondiali junior 2020, era poi rimasta ad altissimo livello, come testimoniano sia la sua medaglia di bronzo ai Mondiali 2022, sia il suo sesto posto alle Olimpiadi di Pechino.
Una crescita così precoce a livello agonistico, nonché una maturazione fisica difficile da controllare se valutata nei parametri del pattinaggio agonistico, una pressione psicologica sempre più intensa da parte di tecnici e dirigenti, l’avevano spinta nel 2022 stesso a chiudere la propria carriera per dedicarsi agli studi universitari. Nel 2024 ecco la rinascita, con una ritrovata motivazione così grande da spingerla a tornare in pista in quel di Oakland, sobborgo di San Francisco, sotto la guida del nostro eccellente Massimo Scali, bronzo mondiale 2010 nella danza insieme a Federica Faiella, e di Phillip DiGuglielmo, allenatore americano di buona qualità, che mai in passato aveva avuto allievi di così alto livello: seconda ai Nazionali 2025, quarta ai Four Continents dello stesso anno, ecco l’esplosione, con il titolo mondiale vinto a Boston, prima americana ad aggiudicarsi l’oro iridato dopo il successo che la “meteora” Kimmie Meissner realizzò nei Mondiali post-olimpici di Calgary 2006.
Battuta ai Nazionali dalla Glenn, ma prima nella finale del Grand Prix di Nagoya, la Liu era certamente tra le favorite per la vittoria, ma grande attesa vi era per la citata connazionale dalla personalità complessa e soprattutto per la giapponese Kaori Sakamoto, osannata oltre misura per la qualità del suo pattinaggio. Galvanizzata dalla sua medaglia d’oro nel Team Event, Alysa concludeva lo short program al terzo posto, complice una combinazione triplo lutz-triplo loop, con il secondo salto concluso sul quarto di rotazione, imprecisione peraltro non penalizzata in modo corretto da parte di tutti i giudici.
Nel libero, sul bellissimo brano di Donna Summer “MacArthur Park”, la statunitense ha pattinato con grande energia, trasmettendo al pubblico tutto l’entusiasmo proprio della sua personalità e riuscendo in tal modo nella rimonta “dorata”. Pur con due tripli flip che benevolmente sono stati contraddistinti dai giudici solo con la segnalazione di “attention” in merito al filo d’ingresso dei salti, Alysa ha realizzato una valida combinazione triplo lutz-triplo toeloop, una seconda combinazione triplo flip-doppio toeloop e una sequenza triplo lutz-euler-doppio axel-doppio toeloop, concretizzando il sogno della medaglia d’oro, senza alcuna possibile recriminazione da parte delle rivali.
Nella foto Kaori Sakamoto (JPN)

Kaori Sakamoto infatti, dopo essersi installata al secondo posto al termine di uno short program completato senza errori, nel libero provava a coronare la propria carriera con l’oro olimpico, proponendo una coreografia molto conservativa sulle note di brani classici della musica francese. La nipponica pattinava un programma che pur gratificato da valutazioni particolarmente alte nei components, non riusciva a reggere la differenza con quello dell’americana dal punto di vista tecnico. Nessuna combinazione con due tripli, un solo triplo lutz, due tripli flip con il secondo incerto nell’arrivo in modo tale da pregiudicare l’attacco di un salto in combinazione, erano rispettivamente condizioni ed elementi non compatibili con le caratteristiche proprie di un programma vincente alle Olimpiadi, così che per lei vi era solo la medaglia d’argento.
Buon per lei che la giovanissima connazionale Ami Nakai, prima nello short grazie all’esecuzione del triplo axel, eseguiva un libero caratterizzato da molte imprecisioni, che risultava essere solo il nono di giornata: dopo un buon triplo axel iniziale, non solo mancava di realizzare una combinazione di due tripli, ma in quella triplo lutz-doppio toeloop completava il secondo salto con step-out; un triplo flip e un triplo loop conclusi entrambi sul quarto di rotazione, mettevano inoltre a rischio la sua presenza sul podio, che alla fine si realizzava di misura, con la conquista della medaglia di bronzo. Peccato per la connazionale Mone Chiba, quarta pur con due ottimi programmi, e soprattutto per Amber Glenn, il cui disastroso tredicesimo posto nello short, frutto di un malaugurato errore nel triplo loop, risoltosi in doppio e dunque con nessun valore in termini di punti, ha reso vana la rimonta in un libero caratterizzato dall’esecuzione del triplo axel.
Nella foto Amber Glenn (USA)

Nota di merito per la russa Adeliya Petrosyan, che reduce da un infortunio e priva di confronti internazionali durante tutta la stagione, ha chiuso al sesto posto, provando inutilmente nel libero a realizzare quel salto quadruplo che è ampiamente nelle sue corde e che nessuna a Milano ha saputo realizzare: ci fosse riuscita, è la matematica del sistema di punteggio del pattinaggio che lo conferma, sarebbe salita sul podio. Speriamo che l’appuntamento sia solo rimandato e che lei, come tutti i russi, abbiano presto la possibilità di tornare sul ghiaccio, esprimendo liberamente il proprio talento. Lara Gutmann ha chiuso al quindicesimo posto, ma per lei vale il discorso degli altri azzurri, apparsi nelle gare individuali, comprensibilmente prosciugati di energie nervose: la sua prova è stata comunque più che dignitosa, a conferma di un livello tecnico, quello da lei raggiunto, ormai particolarmente elevato.