Come spesso già successo in passato, la competizione di danza delle Olimpiadi di Milano-Cortina ha per il suo esito suscitato grandi polemiche, che tuttavia non hanno scalfito la credibilità di una classifica che ha premiato la coppia francese di nuova formazione, costituita dalla canadese originaria del Quebec Laurence Fournier-Beaudry e dal fuoriclasse francese “purosangue” Guillaume Cizeron, capaci di sconfiggere i tre volte campioni del mondo Madison Chock e Evan Bates.
Nella foto Laurence Fournier-Beaudry/Guillaume Cizeron (FRA)

In effetti le proteste successive alla competizione sono arrivate dalla onnipotente federazione americana, tornata, in assenza di quella russa, a dettare legge in campo internazionale. Le ragioni delle stesse, apparse alquanto pretestuose e strumentali, risiederebbero in una valutazione non adeguata che i due coniugi statunitensi avrebbero ricevuto per i loro due programmi. Prendendo tuttavia in considerazione le loro prove, si può con certezza affermare che in entrambi gli ambiti non è emerso alcun motivo degno di discussione o di dubbio, apparendo sia i livelli degli elementi assegnati dal pannello tecnico, sia i singoli giudizi forniti dalla giuria assolutamente congrui e, per così dire, “realistici”. La nostra ipotesi è che la “diplomazia” americana abbia immaginato che all’interno della scuola di Montreal, dove entrambe le coppie si allenano, si fosse raggiunto da tempo un concordato equilibrio di valori, sfumato completamente nel corso della stagione, probabilmente già “dietro le quinte”, ma soprattutto sul ghiaccio, alla luce della crescita esponenziale della nuova coppia francese.
Laurence e Guillaume hanno a nostro parere meritato il successo, alla luce di una qualità di pattinaggio superiore a quella degli statunitensi, legata anche all’incredibile talento di Cizeron, già campione olimpico a Pechino 2022 e argento a Pyeongchang 2018 in coppia con Gabriella Papadakis. Se il verdetto poteva forse essere diverso nella rhythm dance, dove in effetti l’equilibrio è stato superiore, la danza libera ha comunque fugato ogni dubbio e se mai in tal sede gli americani fossero stati sopravanzati dai canadesi Gilles/Poirier non sarebbe certo stato uno scandalo.
Laurence e Guillaume, scesi in pista già nel secondo gruppo, nonostante il titolo europeo vinto e il secondo posto nel Grand Prix, hanno proposto nella rhythm dance un’interpretazione davvero eccellente del brano di Madonna “Vogue”, facendo meglio dei rivali sia nei components, sia nei GOE, grazie anche a una Pattern Step Sequence di livello quattro, migliore di quella degli americani, valutata di livello tre. Il libero, sulle note del drammatico film canadese “The Whale”, ha letteralmente incantato, determinando sul ghiaccio quella particolare magia che solo alcuni programmi riescono a creare, entrando di fatto nella storia del nostro sport. Per Guillaume, al centro di polemiche sicuramente non tempestive alimentate dalla sua ex-partner Papadakis, si è trattato di un’ulteriore consacrazione, avendo eguagliato con la medaglia di Milano-Cortina I rivali canadesi Tessa Virtue/Scott Moir, anch’essi capaci di due ori e un argento olimpici, corollati però dalle medaglie vinte nelle prove a squadre, nel dettaglio l’oro del 2018 e l’argento del 2014. È impressione comune che se la trentaquatttrenne Fournier-Beaudry condividerà la volontà già annunciata da Cizeron di continuare a gareggiare, la coppia avrà la possibilità di aumentare ampiamente il proprio palmares, per la gioia di tifosi e addetti ai lavori.
Nella foto Madison Chock/Evan Bates (USA)

Gli statunitensi Chock/Bates hanno quindi conquistato l’argento, mostrando comunque l’alto livello tecnico raggiunto negli anni. Particolarmente efficaci sulle note del grande Lenny Kravitz nella rhythm dance, sono stati meno convincenti nel loro libero basato sulla versione a ritmo di paso doble del mitico brano dei Rolling Stones “Paint It Black”. La versione curata dal compositore tedesco di origine iraniana Ramin Djawadi è stata pattinata in modo tecnicamente ineccepibile dal duo americano, che tuttavia non ha reso al meglio la coreografia curata dal famoso ballerino spagnolo di Flamenco Antonio Najarro: se lei è parsa pienamente nella parte, pur penalizzata, a nostro parere, da una gonna volutamente ampia ma tale da rubare l’attenzione dello spettatore rispetto alla gestualità accentuata della parte superiore del corpo, lui è stato costantemente in difficoltà nell’entrare nello spirito del paso doble, in cui il ruolo maschile richiede un’espressività speciale, a lui mancata.
Nella foto Piper Gilles/Paul Poirier (CAN)

Il bronzo è andato ai commoventi Piper Gilles/Paul Poirier, giunti a una medaglia attesa da anni e anni di lavoro, in una carriera che li ha visti in coppia sin dal 2011. Sempre convincenti nelle interpretazioni, mai banali nelle scelte musicali e nell’elaborazione delle proprie coreografie, tecnicamente ad alto livello pur di fronte ai vari cambiamenti di regolamento verificatisi negli anni, Piper e Paul hanno nel loro libero riproposto il programma incentrato sulle famose note di “Vincent”, brano scritto dal cantautore americano Don McLean come tributo al pittore Van Gogh e noto ai più con il titolo di
“Starry, Starry Night”: i campioni canadesi hanno colto pienamente nel segno e non solo hanno meritato la loro splendida medaglia, ma hanno una volta di più toccato i cuori del pubblico.
Nella foto Charlene Guignard/Marco Fabbri (ITA)

Alle loro spalle sono finiti Charlene Guignard/Marco Fabbri, apparsi comunque paghi della medaglia ottenuta nel team event: quinti nella rhythm dance, preceduti dagli inglesi Fear/Gibson, precipitati poi nel libero, causa soprattutto l’errore di Lilah nei twizzles, al settimo posto finale, gli allievi di Barbara Fusar Poli hanno pattinato molto bene il loro libero sulla colonna sonora del film “Diamanti”, un programma che pur non risultando forse il migliore di carriera, ha saputo emozionare il pubblico, che li ha sostenuti non solo con il proprio tifo, ma con l’affetto che hanno suscitato in tanti anni di generose esibizioni: l’immagine della loro uscita dal ghiaccio al termine del libero, l’ultima dello loro carriera, tra gli abbracci di Barbara e Paolo Pizzocari, con il papà di Marco che commosso ha aperto e chiuso la balaustra, rimarrà indelebile nei nostri cuori. Detto della debacle degli inglesi nel libero, va sottolineata l’ennesima ottima prestazione degli statunitensi Zingas/Kolesnik, ottimi quinti, davanti ai lituani Reed/Ambrulevicius, coppia forse giunta al capolinea.