A distanza di ben trentatre anni dall’ultima volta, Praga, città magica per tradizione, è tornata ad ospitare i Campionati del Mondo di pattinaggio artistico, dando prova della infinita passione che i cechi hanno per il nostro sport, se solo si guarda alle tribune dello stadio sempre gremite in ogni giorno della competizione.

Quella di quest’anno è stata la terza volta che i Mondiali sono approdati a Praga, dopo la già individuata edizione del 1993 e quella del 1962, disputata in recupero di quella purtroppo non andata in scena nel 1961. Ricordiamo infatti che l’edizione del 1961 fu annullata a seguito del gravissimo incidente aereo, che si verificò nei cieli del Belgio e che coinvolse il famoso volo “Sabena Flight 548”, partito da New York e diretto a Bruxelles. Su quell’aereo, precipitato per ragioni mai del tutto accertate con chiarezza, vi erano 72 viaggiatori, compresa l’intera nazionale statunitense, che da Bruxelles avrebbe poi proseguito per la capitale boema.

Diciotto fra pattinatori, tecnici e giudici non ebbero scampo: fra di loro vogliamo ricordare il triste caso di Maribel Vinson-Owen, bronzo alle Olimpiadi del 1932, che morì insieme alle due figlie da lei allenate, la ventunenne Mara (ufficialmente Maribel come la madre e nota con la qualifica di “junior”, ndr), campionessa americana nelle coppie di artistico, e la diciassettenne Laurence, campionessa nazionale di singolo. Curiosità vuole che le tre appartenevano a quello Skating Club di Boston, particolarmente provato da grandi eventi tragici, visto che numerosi suoi membri sono stati coinvolti nel più recente incidente aereo di Washington, allorchè nel gennaio 2025, al ritorno dai Nazionali statunitensi, perirono ben 67 persone.

Nella foto Minerva Hase/Nikita Volodin (GER)

Foto di Raniero Corbelletti

Tornando però alle gioie del presente, dopo aver doverosamente ricordato le tristezze del passato, va detto che i campionati sono stati molto ben organizzati, grazie anche alla funzionalità della O2 Arena, un impianto da 17000 posti, particolarmente confortevole e comodo da raggiungere. Nelle coppie, specialità dove i cechi hanno colto il loro ultimo titolo mondiale, quello conquistato dai bravissimi Radka Kovarikova e Renè Novotny a Birmingham nel 1995, hanno trovato piena consacrazione Minerva Hase e Nikita Volodin, già bronzo alle Olimpiadi di Milano-Cortina e argento agli Europei di Sheffield. Spesso condizionati da errori rivelatori di una certa fragilità psicologica, gli allievi di Dmitry Savin hanno tratto indubbio vantaggio dall’assenza dei campioni olimpici Miura/Kihara, ma hanno altresì dato prova di tutto il loro valore, duellando con i georgiani Metelkina/Berulava, soprattutto nel programma corto, chiuso al comando ma per soli trentatre centesimi di punto. Sulle note di un brano spagnoleggiante composto dal famoso Maxime Rodriguez, sono stati perfetti sia nel triplo salchow in parallelo che nel triplo loop lanciato, concedendo qualcosa ai rivali solo nella sequenza di passi, giudicata di livello tre. Nel libero, pattinato già consapevoli degli errori commessi dai rivali, hanno dato libero sfogo al loro estro artistico, così che poco ha contato l’errore di Minerva nel triplo salchow, ridottosi a semplice doppio. Per la Germania è un ritorno al vertice mondiale, a distanza di otto anni dall’oro olimpico conseguito a Pyeongchang dalla coppia formata dalla famosa pattinatrice ucraina Alyona Savchenko, e dal pattinatore francese Bruno Massot, nell’occasione riuniti sotto bandera teutonica per ovvie finalità sportive.

Nella foto Anastasiya Metelkina/Luka Berulava (GEO)

Foto di Raniero Corbelletti

Nastya Metelkina e Luka Berulava hanno pagato a caro prezzo la caduta della Metelkina sull’arrivo del triplo loop lanciato, dopo che anche la sequenza di triplo salchow e due doppi axel non era stata precisa. I campioni europei hanno tuttavia concluso in modo eccellente una stagione per loro incredibilmente ricca di soddisfazioni, visto anche l’argento olimpico di Milano, storica prima medaglia georgiana alle Olimpiadi invernali.

Nella foto Lia Pereira/Trennt Michaud (CAN)

Foto di Raniero Corbelletti

La lotta per il bronzo ha invece premiato i canadesi Lia Pereira e Trennt Michaud, ventidue anni lei, trenta lui, coppia allenata a Brantford, Ontario, da Alison Purkiss. Già medaglia di bronzo ai Four Continents di Seoul 2025 e campioni nazionali in questa stagione, Lia e Trennt hanno mostrato di aver compiuto un ottimo salto di qualità, concretizzatosi soprattutto in una notevole solidità tecnica. Meritato il loro bronzo davanti ai giapponesi Yuna Nagaoka e Sumitada Moriguchi, reduci dal diciannovesimo posto olimpico, fuori dunque dal libero finale.

Nella foto Irma Caldara/Riccardo Maglio (ITA)

Foto di Raniero Corbelletti

Assenti Conti/Macii, ufficialmente infortunati, ritiratisi dalle competizioni dopo le Olimpiadi, Ghilardi/Ambrosini e, dopo le tappe del Grand Prix, Lucrezia Beccari e Matteo Guarise, l’Italia è stata onorevolmente rappresentata da Irma Caldara e Riccardo Maglio, bravi ad evitare il “taglio” dopo lo short, ma non il ventesimo posto finale: gli allievi a Torino delle sorelle Cristiana e Fabiana Di Natale erano tuttavia al primo Mondiale e dunque la loro prova va archiviata in termini positivi.