Giusto nel giorno in cui l’intero movimento russo del pattinaggio artistico gioiva per la notizia della riammissione dei propri atleti alle gare internazionali, è giunta del tutto inattesa la notizia della morte del grande pattinatore Artur Dmitriev, due volte campione olimpico, tre volte campione europeo, due volte campione del mondo nelle coppie di artistico. Artur ci ha lasciato a soli 58 anni in seguito ad un attacco cardiaco di cui è stato vittima in quel di Oryol, dove si trovava con i propri pattinatori per uno stage di allenamento. Nonostante l’intervento tempestivo dei medici, per il grande campione russo non c’è stato niente da fare, cosicchè il pensiero è andato immediatamente al destino analogo che ebbe trent’anni fa l’altro grande interprete delle coppie di artistico a livello mondiale, ovvero Sergey Grinkov, morto per le stesse cause mentre stava pattinando con la moglie Yekaterina Gordeyeva. La morte di Artur Valeryevich Dmitriev ha scosso non solo il pattinaggio russo, ma tutta la famiglia del pattinaggio artistico mondiale, unita nel ricordare l’umiltà, la serietà, la riservatezza ma anche la simpatia di un uomo che ha fatto la storia del nostro sport e che tutti ricorderemo con grande nostalgia e ammirazione.
Nella foto Natalya Mishkutyonok/Artur Dmitriyev (URS/RUS)

In termini sportivi Artur Dmitriev, insieme con le sue partner, prima Natalya Mishkutyonok, poi Oksana Kazakova, ha dato continuità a una tradizione di coppie leggendarie che la Russia ha prodotto negli anni: da questa scuola sono emersi binomi dal talento eccezionale, come quelli di Byelousova/Protopopov, di Rodnina/Zaitsev e soprattutto di Gordeyeva/Grinkov, meravigliosi interpreti della particolare magia che questa specialità sa esprimere attraverso sì l’acrobazia delle evoluzioni che prevede, ma anche attraverso l’armonia che i suoi migliori interpreti sanno mostrare. Accanto alle coppie citate, meritano a pieno titolo di essere ricordate quelle che Dmitriev andò a formare, a partire dalla partnership con Natalya Mishkutyonok, che a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta seppe emergere, esprimendo un pattinaggio molto brillante, che pur prediligendo la classicità ha saputo proporre una serie di novità tecniche, ancora oggi inserite nei programmi delle migliori coppie mondiali.
Natalya e Artur furono allievi di Tamara Nikolayevna Moskvina, sotto la guida della quale iniziarono a pattinare in coppia nel 1986 nell’allora Leningrado. Artur Dmitriev aveva raggiunto la meravigliosa città sul Baltico dalla sua città natale, Byelaya Tserkov, località oggi ucraina in provincia di Kiev. Lì, dopo aver praticato hockey, judo e anche lotta (questo spiega anche la grande forza fisica di cui era dotato), Artur passò al pattinaggio sotto la guida di Faris Shakirzyanov, tecnico che seppe insegnargli tutti i tripli e che poi lo indirizzo al pattinaggio di coppia presso la scuola della Moskvina. La prima partner di Artur fu Viktoriya Troitskaya, ma presto la Moskvina intuì che la Mishkutyonok era la pattinatrice più adatta ad integrarsi con le sue caratteristiche tecniche e artistiche. La coppia di Artur e Natalya fu subito fortunata: dopo pochi giorni di allenamento insieme erano, per esempio, già in grado di effettuare due tripli lanciati, il toeloop e il salchow. Nel 1987 esordirono a livello internazionale, classificandosi quarti al “Moskovskye Novosti”, la più importante gara internazionale che si disputava nell’Unione Sovietica. L’anno successivo riuscirono ad imporsi nel medesimo torneo, così da guadagnarsi la convocazione per gli Europei di Praga, dove conclusero al quarto posto. Da subito agli osservatori internazionali non sfuggirono le caratteristiche particolari di questa coppia, ovvero la forza straordinaria di Artur e la flessibilità eccezionale di Natasha: la Moskvina comprese che queste caratteristiche andavano valorizzate attraverso l’elaborazione di spettacolari sollevamenti e originali elementi tecnici. È così che nacque la variazione di Natalya nell’esecuzione della spirale della morte, ovvero la presa con la mano libera della lama a sua volta libera, avvicinata alla testa in posizione anfora, o ancora la famosa trottola d’insieme in cui Natalya ruota a testa in giù, avvinghiata al polpaccio del compagno che nel frattempo le sorregge la gamba libera, levata verso l’alto in assoluta posizione verticale.
Nel 1989 arrivò la prima grande medaglia, il bronzo agli Europei di Birmingham, dove gli allievi della Moskvina seppero incantare il pubblico con il loro libero su danze ebraico-ucraine, programma grazie al quale si imposero anche nelle successive Universiadi di Sofia. Nel 1990, dopo aver confermato il bronzo europeo sul ghiaccio di casa dello Yubileinyi di Leningrado, seppero conquistare la loro prima medaglia mondiale, un bronzo, facendo leva soprattutto su uno splendido short program sulle note della “Morte del Cigno” di Saint-Saens. Quell’anno dopo i Mondiali di Halifax, Gordeyeva/Grinkov annunciarono il loro passaggio al professionismo, così che con il ritiro anche dell’altra valida coppia Seleznyova/Makarov, per Natasha e Artur si spianò la strada verso la conquista della leadership mondiale. In effetti nelle due annate successive non ebbero sostanzialmente rivali, imponendosi in tutte le principali gare internazionali. Fu così che sia nel ’91 che nel ’92 centrarono la doppietta Europei-Mondiali e soprattutto seppero aggiudicarsi il titolo olimpico ad Albertville con il loro famoso libero sulle note del “Sogno d’Amore” di Liszt, programma preparato per loro dal grande ballerino Aleksandr Matveyev.
Nella foto Natalya Mishkutyonok/Artur Dmitiryev (URS/RUS)

Dopo quel titolo Natasha mostrò tutta la sua stanchezza fisica e nervosa, condizione negativa accumulata in due anni di gare molto intense: fu così che di comune accordo i due campioni decisero di passare professionisti. Il loro esodo dalle gare fu però di un solo anno poiché, avendo l’ISU concesso ai professionisti di poter rientrare in vista delle anomale Olimpiadi di Lillehammer ’94, optarono per il ritorno. Fu così che ritrovarono sulla loro strada i grandissimi Gordeyeva/Grinkov, con i quali, dopo un interlocutorio europeo (terzi dietro i rivali che vinsero il titolo), diedero vita a un leggendario duello in sede olimpica. Secondi dopo lo short program sulle note del “Don Chishotte” di Minkus, non bastò loro effettuare il più bel libero della carriera, poichè dovettero accontentarsi dell’argento. Tuttavia il loro magnifico programma sul tema del “Piano Concerto n. 4” di Rachmaninov ricevette una standing ovation indimenticabile.
Dopo quei giochi Natasha volle dire definitivamente basta: non Artur, la cui carriera continuò a grandissimi livelli con un’altra partner, Oksana Kazakova, che delusa da precedenti partnership, che mai le avevano consentito di emergere a livello internazionale, era praticamente sul punto di smettere. Convinta dalla Moskvina, nel 1995 Oksana accettò di pattinare con Artur: gli inizi della coppia non furono facili, ma agli Europei ’96 di Sofia il nuovo binomio riuscì ad imporsi davanti a coppie collaudate, reduci da medaglie nel precedente quadriennio olimpico. La partnership di Artur e Oksana fu poi suggellata dalla splendida medaglia d’oro conseguita alle Olimpiadi di Nagano ’98, dove ribaltarono i pronostici che davano i connazionali Berezhnaya/Sikharulidze nettamente favoritt, grazie a due splendidi programmi, quello sulle musiche di “Così Parlò Zarathustra” di Richard Strauss nel corto e quello sulla “Passacaglia” di Handel nel libero. Dopo quell’inattesa vittoria Artur scelse la via del definitivo ritiro anche per seguire il figlio Artur junior, avuto dalla prima moglie Tatyana Druchinina, già campionessa del mondo di ginnastica ritmica e poi apprezzata coreografa nel pattinaggio artistico. Dopo aver allenato per anni a Mosca, era da qualche tempo tornato a San Pietroburgo dove seguiva giovani coppie.
È stato un peccato in questi anni non poterlo incontrare nelle competizioni internazionali a causa della sciagurata esclusione dei pattinatori russi, ma ugualmente il suo ricordo rimarrà indelebile non solo nei cuori degli addetti ai lavori, ma anche di tutti gli appassionati del pattinaggio.