Preceduta da un mese di polemiche sicuramente ben orchestrate, ma certamente molto pretestuose, la gara di danza dei Mondiali di Praga è stata letteralmente dominata dai nuovi campioni olimpici Laurence Fournier-Beaudry e Guillaume Cizeron, apparsi ancor più in forma che alle Olimpiadi, come i punteggi ricevuti sono a testimoniare.

Nella foto Laurence Fournier/Beaudry/Guillaume Cizeron (FRA)

Foto di Raniero Corbelletti

Le polemiche, di parte americana hanno avuto come oggetto la valutazione ricevuta da Madison Chock e Evan Bates ai Giochi Olimpici di Milano-Cortina e sono probabilmente frutto della frustrazione di una nazione che, in assenza dei russi, ha immaginato di poter dominare le Olimpiadi con quattro titoli su cinque, così da rilanciare pienamente il pattinaggio artistico negli Stati Uniti, riportandolo ai fasti del secolo scorso: ebbene il sogno americano si è infranto di fronte all’incredibile controprestazione di Ilia Malinin nel programma libero della gara maschile, ma soprattutto nella gara di danza, dove sconvolgendo le gerarchie stesse stabilite dalla nota scuola di allenamento di Montreal, sulle quali dirigenti americani probabilmente contavano, i citati Chock/Bates si sono dovuti inchinare alla nuova coppia francese. La federazione americana ha sostenuto che la propria coppia è stata ampiamente penalizzata sul ghiaccio di Milano, a causa di giudizi non sufficientemente alti, se paragonati a quelli ricevuti in altre competizioni. Tuttavia i punteggi della gara olimpica non hanno fatto altro che rispecchiare quanto tutti hanno visto sul ghiaccio, dove la superiorità dei francesi è apparsa evidente. Sia chiaro, gli americani hanno a Milano-Cortina disputato un’ottima prova, ma non tale da mettere in dubbio una superiorità, quella di Laurence e Guillaume, apparsa schiacciante.

Nella foto Laurence Fournier/Beaudry/Guillaume Cizeron (FRA)

Foto di Raniero Corbelletti

Una sensazione, quest’ultima, emersa evidente anche a Praga, dove sin dalla rhythm dance i transalpini hanno preso il comando, sfruttando al meglio una bellissima coreografia sulle musiche di Madonna. Nel libero, sulle note della colonna sonora di un film particolarmente drammatico di produzione americana, “The Whale”, il protagonista del quale, Brendan Fraser, vinse l’oscar come miglior attore, sono stati davvero perfetti, meritandosi nei components ben undici valutazioni di 10.00 e 9.75 in tutte le restanti diciannove valutazioni disponibili: in termini di presentazione solo il giudice australiano Mark Storton non ha assegnato il massimo punteggio, impedendo così quell’unanimità nel riconoscimento dell’eccellenza che in passato fu, per esempio, dei grandi Jayne Torvill/Christopher Dean.

Nella foto Piper Gilles/Paul Poirier (CAN)

Foto di Raniero Corbelletti

La medaglia d’argento è andata ai sempre coraggiosissimi canadesi Piper Gilles/Paul Poirier, che dopo il coronamento della loro splendida carriera con il bronzo di Milano-Cortina, hanno voluto essere presenti a Praga, ma in modo, al solito, originale: nel libero, infatti, anziché proporre la fortunata coreografia sulle note di “Starry, Starry Night” hanno voluto riprendere il loro loro meraviglioso programma sul tema della colonna sonora di “Wuthering Heights”, proposto ai Mondiali di Montreal nel 2024, nei quali pur vincendo lo specifico segmento, dovettero inchinarsi di poco a Chock/Bates. I canadesi hanno indubbiamente corso grandi rischi operando tale scelta, poiché preparare un programma così particolare in tre settimane, adattandolo ai regolamenti nel frattempo cambiati, non è stato certamente facile; tuttavia, nonostante qualche intoppo, alla fine hanno raggiunto il loro obiettivo, che non era solo quello della medaglia d’argento, ma anche quello di valorizzare un programma, che per molti degli addetti ai lavori, è entrato di diritto nella storia del pattinaggio.

Nella foto Emilea Zingas/Vadym Kolesnik (USA)

Foto di Raniero Corbelletti

Un obiettivo che hanno invece fallito i britannici Lilah Fear/Lewis Gibson, grandi delusi di stagione: “solo” terzi ai casalinghi Europei di Sheffield e malauguratamente settimi alle Olimpiadi, a Praga erano alla ricerca di un pieno riscatto, che tuttavia non è arrivato, anche a causa di una, a nostro parere, giusta penalizzazione, ricevuta nel programma libero. Terzi nella rhythm dance, nel libero si mostravano in difficoltà sin dagli allenamenti del mattino, dove nel sollevamento combinato iniziale, stationary prima e rotational poi, Lewis sollevava oltre la propria testa Lilah distendendo completamente le braccia in modo inequivocabile, eseguendo in tal modo un movimento illegale. La stessa situazione si ripeteva anche nella competizione serale, così da costringere il pannello tecnico, del quale era parte integrante l’ex-danzatore azzurro Fabrizio Pedrazzini, ad applicare una deduzione, prevista nel caso in due punti.

È così che l’emergente coppia americana Emilea Zingas/Vadym Kolesnik li sorpassava di soli ventidue centesimi di punto, fra le ire della delegazione britannica che, immediatamente, presentava un ricorso che veniva respinto, e che, nelle giornate successive, inondava inutilmente i media presenti a Praga di comunicazioni dove venivano proposte interpretazioni dei regolamenti opposte a quelle ufficialmente adottate dai giudici in sede iridata. Come era logico attendersi le proteste non hanno avuto alcun effetto e, stante l’ufficializzazione della classifica, i citati Zingas/Kolesnik hanno conquistato il bronzo, dopo che quest’anno erano già stati medaglia d’oro ai Campionati dei Quattro Continenti. Gli americani, lei di origini cipriote e lui di origini ucraine, sono l’ultimo gioiello di una scuola quella di Detroit, oggi unita ma un tempo divisa in due gruppo, che ha a lungo dominato a livello mondiale prima della formazione di quella citata di Montreal, grazie ai due tecnici russi Igor Shpilband e Marina Zuyeva e al nostro Pasquale Camerlengo. Utilizzando una bellissima coreografia di Benoit Richaud sulle note del balletto di Prokofyev “Romeo e Giulietta”, gli statunitensi hanno meritato la medaglia, anche se nel libero, meglio di loro hanno fatto gli spagnoli d’importazione Smart/Dieck, ottimi nel loro libero sulle musiche di “Dune”, effettivo prolungamento del programma dello scorso anno.

Nella foto Victoria Manni/Carlo Rothlisberger (ITA)

Foto di Raniero Corbelletti

Assenti Guignard/Fabbri, ormai prossimi al ritiro dalle competizioni, l’Italia ha inviato a Praga due binomi, quello collaudato di Manni/Rothlisberger e quello particolarmente promettente di Paolino/Tuba. In attesa di rivedere in azione i campioni del mondo junior 2025 Tali/Lafornara, l’esito di Praga è stato modesto: ventitreesima la prima coppia, ventiseiesima la seconda. Tenendo conto che mancavano le coppie russe, che potrebbero finalmente rientrare la prossima stagione, ecco che il quadro appare molto preoccupante, anche in considerazione del fatto che per la prima volta dopo 31 anni una coppia italiana non è entrata nelle prime venti: capitò a Birmingham nel 1995, quando assenti per infortunio Fusar Poli/Margaglio, Francesca Fermi e Andrea Baldi furono venticinquesimi. Urge dunque una rapida inversione di tendenza, passando magari attraverso scelte coraggiose e non conservative.

Nella foto Giulia Paolino/Andrea Tuba (ITA)

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