Reduce dalla grande delusione di Milano-Cortina allorché, al termine di un libero disastroso, era precipitato sino all’ottavo posto finale, Ilia Malinin ha conquistato in quel di Praga il suo terzo titolo iridato e, come si suol dire, l’ha fatto secondo il suo stile, ovvero staccando di oltre venti punti i diretti rivali. Il ventunenne statunitense di famiglia russa è stato molto bravo a scacciare dalla propria mente i fantasmi di Milano, dichiarandosi pronto a percorrere un nuovo quadriennio di sfide nella speranza di coronare il sogno dell’oro olimpico individuale sul ghiaccio di Nizza 2030.
Nella foto Ilia Malinin (USA)

In assenza del campione olimpico Shaidorov, la sua vittoria in terra boema è stata salutata da grandi e calorosi applausi da parte del pubblico, in tal senso sollecitato a bordo pista, negli intervalli di gara, da un urlante Tomas Verner, campione europeo a Zagabria 2008, chiamato dall’ISU all’inutile ruolo di dare voce ai pattinatori al termine del loro programma, attraverso domande sconcertanti nella loro colpevole banalità, aggravata quest’ultima dalle scontate risposte degli stessi.
Nella foto Ilia Malinin (USA)

Seguito in balaustra dal padre Roman Skornyakov, inutilmente criticato dalla stampa internazionale per il suo atteggiamento poco consolatorio della sofferenza psicologica del figlio in sede olimpica, Ilia ha preso letteralmente il volo già nel corso del suo programma corto, coreografato come il libero dalla ex-danzatrice su ghiaccio canadese Shae-Lynn Bourne (campionessa del mondo nel 2003 in coppia con Victor Kraatz, ndr), grazie a un bellissimo quadruplo flip iniziale, seguito dal triplo axel e dalla combinazione quadruplo lutz-triplo toeloop, il tutto corredato da trottole e sequenze di passi di livello quattro. Nel libero, pur avvicinato nell’occasione da un finalmente brillante Yuma Kagiyama, Ilia ha avuto una sola esitazione sull’arrivo del secondo quadruplo lutz, in sequenza con euler e triplo salchow, atterrato sul quarto di rotazione, ma pur non azzardando lo spettacolare quadruplo axel, grazie comunque ad altri quattro quadrupli, chiudeva il conto con la concorrenza, confermando con ampio margine la sua leadership.
Nella foto Yuma Kagiyama (JPN)

Yuma Kagiyama ha completato in quel di Praga una competizione speculare rispetto a quella olimpica: se a Milano era stato secondo nello short, concludendo poi con il sesto libero di giornata, in sede iridata ha chiuso sesto nello short, per poi effettuare il secondo libero: il risultato è stato comunque identico con una medaglia d’argento che conferma la sua attitudine a vincere medaglie di questo metallo, essendo stato due volte argento olimpico, una volta argento ai Mondiali Junior e, con quella di Praga, quattro volte argento ai Mondiali. L’allievo del padre Masakazu e della nostra Carolina Kostner, ha completato nel libero quattro tripli, un salchow e due toeloop, uno dei quali in combinazione con un triplo toeloop, e due tripli axel, riuscendo, anche grazie a generosi components nei quali per sei volte ha ricevuto la valutazione di dieci, a restare in scia, almeno nello specifico segmento, dell’imprendibile americano. Kagiyama rimpiangerà comunque a lungo il clamoroso errore da lui compiuto nello short, allorché cadeva in solo abbozzato triplo axel, non a caso “chiamato” dal pannello axel semplice degradato.
Nella foto Shun Sato (JPN)

La medaglia di bronzo, come a Milano-Cortina, è andata a Shun Sato, il ventiduenne di Saitama che in tal modo ha completato una stagione per lui memorabile, visto che alla medaglie citate ha saputo aggiungere l’argento a squadre in sede olimpica e la vittoria alla Cup of China. Sato ha fatto della regolarità la sua arma vincente in stagione, riuscendo anche a Praga in due programmi “puliti”. Nel libero, sulla sempre magnifica musica del balletto di Igor Stravinsky “L’Uccello di Fuoco”, ha realizzato tre quadrupli, di cui due teoloop e un lutz, in aggiunta a due tripli axel, il primo in sequenza con euler e triplo salchow, il secondo in sequenza con un doppio axel.
Confermando la bella prova di Milano, dove si era classificato al quinto posto, il canadese Stephen Gogolev ha chiuso al quarto posto, dando finalmente concretezza alle attese che su di lui si erano concentrate sin da quando era piccolo. Figlio di due ex-ginnasti russi, atleta che ha conservato la doppia cittadinanza (oltre a quella canadese quella russa, ndr), Stephen ha proposto due programmi completamente diversi a livello coreografico, passando dalla scherzosa e vivace colonna sonora di “The Mask” proposta nello short, al drammatico e coinvolgente Piano Concerto numero 2 di Rachmaninov nel libero. Gogolev è stato bravo a sopravanzare il due volte campione europeo Adam Siao Him Fa, che a conferma di una stagione sfortunata ha chiuso quinto, dopo essere stato secondo nello short.
Nella foto Daniel Grassl (ITA)

In casa azzurra va positivamente salutato l’ottavo posto colto da Daniel Grassl, certamente non arrivato ai Mondiali nella forma migliore. Gabriele Frangipani, reduce da seri problemi fisici, ha fatto il possibile, qualificandosi per il libero finale con il diciassettesimo short, finendo tuttavia nel libero per pagare dazio a una forma approssimativa, configuratasi in una ventitreesima posizione finale.
Nella foto Gabriele Frangipani (ITA)
