Nella foto Lara Gutmann (ITA)


Skate America, a distanza di sedici anni dall’ultima volta, ha fatto ritorno in quel di Lake Placid, dove di fatto la sua storia cominciò. Era infatti il 1979 quando la federazione americana organizzò per la prima volta il torneo, come collaudo preolimpico di quell’impianto che pochi mesi dopo avrebbe ospitato i Giochi Olimpici Invernali 1980. In quell’occasione si imposero tragli altri il grande Scott Hamilton, campione olimpico ma a Sarajevo nel 1984, e gli ungheresi Krisztina Regoczy/Andras Sallay, che alle Olimpiadi sarebbero stati medaglia d’argento nella danza, per poi aggiudicarsi il titolo mondiale un mese dopo. Nelle coppie vinse il da poco scomparso Tassilo Thierbach, all’epoca tedesco orientale, che insieme alla partner Sabine Baess nel 1982 sarebbe divenuto campione del mondo in quel di Copenhagen.

Foto di Alberto Ponti

Nella danza Madison Chock e Evan Bates hanno vinto la competizione per la quinta volta in carriera, undici anni dopo la loro prima affermazione. I coniugi americani, trentatre anni lei, trentasette da compiere il prossimo febbraio lui, sono apparsi in crescendo di forma, anche se il loro “Paint It Black”, presentato nella versione del compositore tedesco di origini iraniane Ramin Djawadi, non ha convinto del tutto. Il lavoro coreografico svolto con il famoso ballerino spagnolo di Flamenco Antonio Najarro è stato certamente grande, ma i frutti al momento appaiono ancora relativi. I canadesi Marjorie Lajoie/Zachary Lagha, reduci da un difficile Skate Canada, sono parsi rinfrancati, conquistando l’argento ai danni dei vicecampioni europei Loparyova/Brissaud, bravi a contenere i brillanti connazionali Loicia Demougeot/Theo Le Mercier, riusciti comunque nella non facile impresa di lasciarsi alle spalle i padroni di casa Carreira/Ponomarenko.

Nelle coppie i campioni del mondo Riku Miura/Ryuichi Kihara hanno vinto Skate America per la seconda volta, rimontando i due volte campioni del mondo juniores, nonché vicecampioni europei a Kaunas nel 2024 dietro ai nostri Beccari/Guarise, Anastasiya Metelkina/Luka Berulava. Allievi a Perm, in Russia (città natale di Luka, ndr) del bravo Pavel Slyusarenko, i russo-georgiani hanno vinto lo short, ma a causa di un pessimo libero, il quarto di giornata, hanno dovuto cedere il passo ai nipponici. Il bronzo è stato appannaggio dei canadesi Kelly Ann Laurin/Loucas Ethier, che hanno sconfitto nettamente le coppie americane presenti.

Nella foto Daniel Grassl (ITA)

Foto di Raniero Corbelletti

Pur non vincendo nessuno dei due segmenti di gara il francese Kevin Aymoz ha fatto sua la gara maschile, confermando di avere acquisito quella costanza di rendimento che in passato gli era mancata. Sfruttando le sue doti di grande pattinatore, l’allievo della nostra Silvia Fontana ha resistito al ritorno del kazako Mikhail Shaidorov, vicecampione del mondo lo scorso anno, capace di recuperare una posizione in classifica grazie alla sua vittoria nel programma libero. La gara maschile è stata comunque quella di minor livello tecnico fin qui vista nel Grand Prix 2025/2026, se si guarda ai punteggi conseguiti, visto che il giapponese Kazuki Tomono è salito sul podio con un ottavo libero valutato sotto i 150 punti, dopo aver vinto lo short program.

Nella foto Nikolaj Memola (ITA)

Foto di Alberto Ponti

È così che molto rimpianto ha suscitato il quinto posto di Daniel Grassl, penalizzato da un grave errore nell’esecuzione del quadruplo lutz nello short program. Un quadruplo lutz risoltosi in doppio e due altri quadrupli, il loop e il flip sottoruotati, non gli hanno permesse di superare lo splendido Jason Brown, ultimo epigono di un pattinaggio fatto di grande attenzione all’aspetto artistico ormai, purtroppo, dimenticato. Nikolaj Memola ha chiuso invece al settimo posto una gara pregiudicata nello short, allorchè il milanese cadeva in un quadruplo flip sottoruotato: anche per lui vi è stato molto rimpianto, visto che la qualità interpretativa dei suoi programmi è parsa davvero notevole.

Fra le donne ha riportato il titolo negli Stati Uniti la campionessa del mondo Alysa Liu: non accadeva dal 2020, allorchè in un’edizione segnata dal COVID, con partecipazione di soli atleti statunitensi, salvo rare eccezioni, vinse Mariah Bell. La Liu ha vinto grazie al libero, rimontando la giapponese Rinka Watanabe, prima nello short in ragione di un ottimo triplo axel. La Liu si è imposta senza presentare né il triplo axel, né salti quadrupli, prodezze che diversamente le riuscivano da ragazzina. La Watanabe ha chiuso al secondo posto, poiché nel libero, dopo un’eccellente combinazione triplo axel-triplo toeloop, incorreva in vari altri errori. La campionessa europea 2023, la russo-georgiana Anastasiya Gubanova, pattinatrice di San Pietroburgo dove si allena sotto la guida del bravo Yevgeniy Rukavitsin ha vinto il bronzo per soli quaranta centesimi di punto sulla nostra Lara Gutmann, cui non sono bastati i due record personali stabiliti, rispettivamente nello short e nel totale. Il fatto che sia comunque riuscita a competere alla pari con una campionessa europea, deve convincere la nostra atleta dell’idea che agli Europei di Sheffield può davvero lottare per un posto sul podio.

Nella foto Lara Gutmann (ITA)

Foto di Alberto Ponti